Ci sono molte cose che, quando cresci, non ti dicono. Per esempio, che non si guarisce. Non ho ancora ben capito se è tutto parte di un grande gioco in cui si riparte da capo, ogni volta, perché questo è il regolamento, e chi riesce ad imparare più cose nel tempo di una vita, da solo, vince (nel senso che muore più contento o anche semplicemente con un po’ più di storie da raccontare); oppure è solo un modo perverso per mandarci tutti allo sbaraglio. Chissà, qualcuno potrebbe essere seduto da qualche parte, ad osservarci ed a scrivere, in bella grafia, un’enciclopedia sui limiti dell’essere umano e sugli infiniti modi di cadere in ginocchio e di tirare pugni ad un muro che, poverino, non aveva fatto proprio niente.Potrebbe anche essere - in fondo - solo un alibi per non ammettere che non si sa proprio da che parte iniziare a raccontare la vita ad un bambino. E questo lo capisco. Non è mica semplice scegliere cosa serve subito e cosa no. Solo che, nel dubbio, ci dovrà pur essere una soluzione che non sia soltanto il silenzio; perché io, ad esempio, avrei voluto saperlo per tempo che i buoni sentimenti sono un talento e nulla di più. Mi sarebbe servito per non pensare che mi mancava un pezzo. Ero già completa così, solo che quel talento lì, proprio quello, non l’avevo preso, ecco tutto. Era molto più semplice di come l’avevo immaginata: un giorno un tizio, che potrebbe essere dio, s’è affacciato ad un grande balcone che dava sul mondo ed ha lanciato questi surrogati di virtù come fossero coriandoli. Lì, io che non sono esattamente altissima, e non ho neanche dei grandi riflessi, sono riuscita a prendere solo quelli più a buon mercato; quelli di cui aveva lanciato più copie, per intenderci. Ecco, io i miei talenti li ho raccolti come foglie secche che, per carità, erano ancora belle, ma un po’ sporche. Niente a che vedere con quelle arancioni che puoi staccare dal ramo un attimo prima che muoiano, che poi dimentichi tra le pagine di un libro e restano belle per anni. Quelle sono i talenti che lanciano una volta sola - come la fede - e che prende puntualmente lo spilungone di turno che poi, scommetto, non sa che farsene.