Ci pensai un po’ al perché, ma onestamente non riuscivo proprio a trovare una risposta convincente. Ed era anche ovvio. La risposta non sarebbe mai potuta arrivare pensandoci. Era necessario fare l’esperienza io stesso: dovevo diventare un rilettore.
Così ho cominciato a cercare tra gli scaffali di casa un libro da poter rileggere. Trovato quello che faceva al caso mio (ne cercavo uno non troppo lungo in modo da poterlo rileggere spesso, con una storia scorrevole senza complicati risvolti psicologici e in lingua originale), lo misi sul comodino e quando fu sera, cominciai la mia esperienza di rilettore professionista. Ma dopo le prime cinque riletture ero più confuso di prima.
Non c’è niente d’interessante a sapere una cosa che già sai, mi dicevo. Più sapevo e meno capivo… E mentre me lo dicevo, cominciavo a trovare quello che stavo cercando… Un rilettore non deve leggere per sapere (questo è quello che fa il lettore). Un rilettore deve invece scavare nei significati delle parole e scoprire; come un paleografo che si muove tra diversi piani di lettura deve essere capace di riconoscere le relazioni nascoste tra le varie frasi, il perché di un avverbio, decifrare il geroglifico del pensiero che sta dietro ad una frase, il “tra le righe”, valutare il peso sopraterrestre di ogni parola. Deve cioè leggere l’illeggibile, o quello che a prima vista non si era ancora letto. E dargli un significato, un testo appunto.
E’ proprio così: il rilettore mentre rilegge, riscrive.