"After working immoral hours, dealing with the fussiest people in the world, cleaning toilets, scrubbing decks, and handling crew dramas like you’re on a confined episode of Survivor, you have boasted several times that you’ll be leaving the industry for good, but never do"

http://matadornetwork.com/notebook/20-signs-youve-yachtie-long/

mariebasta:

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Ero teso, nella sera del 26 agosto 2004. Era un estate difficile. Un editore con il quale stavo lavorando aveva rifiutato il mio romanzo, in maniera piuttosto inaspettata. Da pochi mesi avevo un lavoro “vero”, nel senso che era svolto e pagato con continuità: un impegno non da poco. Ma, soprattutto, da qualche giorno non c’erano notizie di Enzo Baldoni, partito per l’Iraq un mese prima.
Conoscevo Enzo come si conoscono ormai sempre di più le persone: attraverso la rete. Da fedele lettore di Linus ero incappato nella sua ZonkerList, mi ero registrato con il mio soprannome di allora. Nelle mail che ci scambiavamo, Enzo mi chiamava Il Malva: gli avevo mandato la mia prima raccolta di racconti e, anni dopo, gli avevo proposto una collaborazione con la Radio per la quale lavoro ancora. “Cartoline da Baghdad”: ecco come si chiamava la rubrica che registravo nello studio più piccolo della radio, con l’emozione del giornalista tesserato da poche settimane e con la gioia di un ventiseienne.

Mia madre mi svegliò quando arrivò la notizia del rapimento. Corsi a Bologna, feci una rassegna stampa in diretta, dal treno che mi portava nella mia città adottiva. Da quel momento iniziava un turbinio totale, troppo grande per me di certo, ma non feci in tempo ad accorgermene. Tenevo botta, non mi preoccupavo di parlare al telefono con giornalisti molto più blasonati di me, gente che sentivo alla radio o vedevo al TG e che, in quell’agosto di dieci anni fa, si riferivano a me, perché ero uno dei pochi con cui Enzo aveva dei contatti. Mi ricordo una sera, seduto per terra in piazza San Francesco. Il mio cellulare squillava spesso e spesso comparivano numeri che non conoscevo, e c’erano dei ronzii sulla linea. Dicevo quello che sapevo, prendevo appuntamenti e pensavo: “Ma io sono troppo piccolo per questo.” Su quello stesso telefono, poco dopo, quando ero in un’altra piazza di Bologna, mi arrivò un sms della mia amica A. Diceva solo “mi dispiace”.

Mi precipitai a casa e iniziai a navigare, per cercare di capire. Mandai un sms a Pino Scaccia: ci “conoscevamo” solo attraverso il blog di Enzo, ci sentimmo subito. Mi confermò che la notizia dell’avvenuta esecuzione era veritiera. Piansi molto, quella sera, e una risacca di lacrime affiorò anche la mattina dopo in radio, quando il direttore di allora, appena mi vide, mi portò fuori. Poco dopo ero là che cercavo di capire i molti lati oscuri di quei giorni, con l’istinto, la rabbia e la goffaggine di un giovanissimo giornalista che si occupava di cinema, di cultura e che ora si trovava a chiamare in Iraq, a filtrare scemenze, a dare notizie all’ANSA.

Domani sono dieci anni che Enzo è morto. Non è stato facile, in questi ultimi giorni, rimettere mano alla mole di documenti, registrazioni e trascrizioni accumulate in un periodo brevissimo, neanche un mese, e poi confluite in diversi speciali realizzati per Diario, Radio Popolare e Radio Città del Capo. Ma era ora che le “Cartoline da Baghdad” tornassero sul sito di Radio Città del Capo. Non solo per non dimenticare, ma anche per godere dell’acume e dell’intelligenza di Enzo Baldoni, del suo occhio su un Paese che, dieci anni dopo, non è minimamente pacificato.

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http://francescolocane.wordpress.com/2014/08/25/enzo-baldoni-dieci-anni-dopo/

(Source: ragazza-di-luce)

(Source: runann, via wirta)

"Votre profil :
Vous avez 16 ans et demi"

Appena fatto un test… niente da fare, non si cresce mai!

http://madame.lefigaro.fr/societe/quel-age-avez-vous-vacances-130814-169064

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Dennis è ad un bivio, e il film con lui. Negli istanti in cui si consumava il suo dramma interiore, mentre il dubbio e l’indecisione rodevano l’anima di Dennis, io mi sono trovato diviso tra il mio essere spettatore e, se me lo si concede, il mio essere critico cinematografico.

Da una parte c’era il bambino che si è innamorato del cinema per tutti i mondi di sogno nei quali riusciva ad entrare grazie alle immagini in movimento sullo schermo argenteo di una sala buia, che quasi voleva urlare a Dennis di fare la cosa giusta, salvare la propria dignità e rovinare il ricco bastardo per cui lavorava. Dall’altra, però, c’era il critico cinico e disincantato che cerca di studiare ogni singolo fotogramma di un film per comprenderne la tecnica e le ragioni, che sperava che Bahrani avesse il coraggio di portare fino il fondo la sua spietata analisi della natura umana, mostrando come una salvezza in una società schiava del guadagno sia impossibile. L’Io bambino sperava nel mediocre film confortante, l’Io critico nel grande film crudele.

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http://quattrocentoquattro.com/2014/08/30/venezia71-99-homes-di-ramin-bahrani/

"È un concetto da prendere con le molle, ma insomma, certe cose non le potevi fare, se no eri squalificato. Poi è saltato tutto, e infatti lo vediamo nel giornalismo di oggi, ma anche nella politica. «Stai sereno», dice Renzi a Letta, e dopo due giorni gli ha preso il posto. Ecco, almeno per queste cose, un tempo l’Italia era diversa, c’erano delle regole, anche non scritte, ma certe cose non le potevi fare. E non solo nel giornalismo anche nella vita quotidiana. Era un’Italia, quella dei Cinquanta e Sessanta, in cui l’onestà era un valore per tutti: per la borghesia, se non altro perché dava credito, per il mondo contadino, in cui se venivi meno alla parola data o a una stretta di mano venivi escluso dalla comunità, e anche per le classi medie e il proletariato.
E cosa è cambiato?
Purtroppo, a un certo punto c’è stato un cambiamento antropologico dell’intera società italiana, e il giornalismo è stato in parte coinvolto, ma in parte è stato anche corruttore e protagonista.
Quale è stato il punto di rottura?
Il boom economico, l’idolatria del quattrino. L’idolatria del quattrino ha cambiato gli italiani radicalmente: ora ci si vende per niente. Lo vediamo tutti i giorni, i recenti scandali che abbiamo visto ne sono la prova. E non ci si vende mica per grandi cose, tutt’altro. Io capirei anche una donna che si vende per uno smeraldo che vale un miliardo, abbagliata dalla ricchezza. Ma una che si vende per una cena in un bel ristorante o per delle cose ancora più miserabili, cose che anche un barbone rifiuterebbe, non posso proprio accettarlo. Il dio quattrino è diventato l’unico idolo condiviso di questo paese. Questa è la verità."

http://www.linkiesta.it/intervista-massimo-fini-giornalismo-onesta-intellettuale

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L’Incompetenza di oggi sa di leggenda metropolitana, ma mi è capitata meno di dodici ore fa. Si parlava, con questo francese con origine d’altrove, come tutti i francesi, e che ha pure fatto degli studî, del fatto che Balotelli ha un accento molto forte ma che tutti in Italia hanno un accento. E che ci sono i dialetti, che sono piuttosto diffusi.

E lì, questo francese mi chiede una cosa che, insomma:

“Ah, a proposito. Mi chiedevo: ma in Italia, tipo le persone vecchie, ecco ci sono ancora persone che parlano latino?“

Latino. Cioè, secondo lui mia nonna, che nacque nel 1910, da bambina parlava latino. E chissà se, secondo lui, parlava latino classico (e sua mamma, dunque, la sgridava Quo usque tandem abutere patientia nostra?) o ancora arcaico, tipo fibula prenestina, ed è solo mio papà che ha iniziato a usare la frizzante lingua di Livio. Lui, che è evidentemente un incolto come ve ne sono tanti, in questo mondo, sui fatti di lingua, avrà sentito dire una volta in TV che fino agli anni Sessanta (o era Cinquanta, o settanta? o il Settecento, il Seicento, il Tremila avanti Cristo?) si diceva la messa in latino e lui, che cattolico non è e, inoltre, vive in Francia dove c’è una ignoranza grassa dei fatti religiosi, avrà immaginato che fino a quel giorno là tutti capivano tutto. Solo una leggera confusione tra concilî, tutto sommato, scambiando Tours con il Vaticano II.

Che gli dici, a questa gente? Abbozzi, condensi in un tweet L’origine delle lingue neolatine e ti ritieni soddisfatto di un “Ah, non avrei detto… interessante… c’est fun!”

Fun. C’est fun.

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http://suibhne.wordpress.com/2014/06/25/latinorum-ovvero-dellinconsapevolezza-delle-persone-quando-si-affrontano-i-fatti-di-lingua/

"ROVIGO, caso unico:
- manca di una biblioteca pubblica
- pinacoteca chiusa
- non ha amministrazione comunale
- provincia cancellata.
Praticamente una CITTA’ FANTASMA.
[…]
‪#‎nochiusuraaccademia‬"

https://www.facebook.com/nochiusuraaccademia/posts/524287287702285

"Mi piacerebbe molto che il mondo fosse per filo e per segno secondo l’ideale di Carlin Petrini. Mi piacerebbe tanto che le regole di mercato (e della comunicazione) fossero più oneste e salvaguardassero il più debole e non il più ricco. Mi piacerebbe che il cibo “vero” fosse più reperibile e soprattutto che fosse accessibile anche ai più poveri. Mi piacerebbe ci fosse più giustizia! Però, vivo in un mondo dove vigono certe regole e se ci voglio stare devo saperci stare al gioco. Se no, l’alternativa è comprarmi un pezzo di terra e trasferirmi lontano da tutto e tutti, coltivare il mio cibo e allevare i miei animali, insomma dipendere solo da me stessa. E sarei felice? Io personalmente no, mi mancherebbero quelle cose che tanto condanno! Sì perché condanno i supermercati, eppure ci faccio la spesa; condanno le grosse industrie, eppure qualche giorno fa mi sono fermata in Autogril e ho comprato un Duplo della Ferrero; condanno tante cose, ma non riesco ad essere coerente. Voi ci riuscite? Davvero, c’è chi fa la spesa solo ed esclusivamente al mercato dal contadino? La verità è che nessuno è “pulito” a meno che non viva da eremita. E allora che male c’è ad essere un po’ flessibili"

http://gastromodel.com/2014/02/24/slow-food-and-masterchef-is-that-really-the-problem/

"«Nel 2011 avevo pagaiato per sei mesi lungo la penisola iberica, ma ora il mio obiettivo è più ambizioso: di metro in metro, di onda in onda, voglio perlustrare tutto il litorale fino alla Sicilia e oltre, per assaporare lo stato del mare, osservare quello che l’uomo ha combinato sulle coste, divulgare con l’esempio il mio messaggio di denuncia contro l’inquinamento». Nasce così «Rumbo Mediterraneo», un progetto silenzioso e solitario per amplificare le attività di «Oceana», una Ong impegnata nella difesa degli ambienti marini.

Con un itinerario che ha visto il giovane spagnolo lambire le regioni meridionali francesi, la Liguria, la Toscana, l’Elba e la Corsica, prima di circumnavigare la Sardegna e portarlo in queste ore dalle parti di Tortolì. D’estate e d’inverno Sergi approda nelle spiagge, alla ricerca di calette in cui montare la tenda, raccontando la propria storia ai bagnanti e alle persone del posto e vendendo ciondoli costruiti con le conchiglie per raccogliere qualche soldo. «Non voglio convincere nessuno: se sono interessati e fanno domande spiego chi sono e cosa faccio, altrimenti me ne sto in disparte. Anzi, certe volte vado proprio a caccia di solitudine e scelgo angoli dove non ci sia nessuno. Altre volte invece accetto anche ospitalità, oppure vado a scoprire le tradizioni del luogo partecipando a feste paesane». E, da 5 mesi ha imbarcato anche una nuova compagna di viaggio: «Nirvana», una cagnolina abbandonata trovata confusa e spaesata ad Alghero, che ha scelto di seguire Sergi nella sua avventura. «Mi sono un po’ complicato la vita, lo so: stiamo più stretti e devo fermarmi ogni due ore per farla scendere a terra. Ma viaggiare con lei è straordinario: ed è uno dei tanti bellissimi regali che sto incontrando sulla mia rotta»"

R come Rotta

"Il trentenne inizia a provare un’intolleranza agli eccessi. Dentro di sé sente che non dovrebbe giudicare i ragazzi… lui sa che fino a pochi anni prima era come loro… ma non ce la fa: la spinta moralizzatrice è troppo forte. Il sintomo si manifesta sottoforma di frasi pronunciate a mezza bocca “noi comunque non eravamo così”, “va bene divertirsi ma a tutto c’è un limite”. Cerca di resistere al giudizio ma non appena un ventenne gli si avvicina dandogli del lei sbotta: “ragazzino, non ci si comporta così. Nessuno ti ha insegnato il rispetto?”"

http://www.bonsai.tv/articolo/avere-trentanni-e-fare-le-ore-piccole-10-segnali-che-non-siamo-piu-i-ghepardi-de-na-volta/75167/

(io comunque ero moralizzatrice anche a vent’anni, c’è da dire)