"Mi son così trovato, non senza vergogna, ma quasi spontaneamente e inconsapevolmente, ad accondiscendere con gli occhi, alla fine del film, all’esclamazione sgraziata e sconveniente di una terribile e antipatica signora seduta al mio fianco, con i vestiti da maschio anni ’70 che sapevano di migliaia di sigarette e caffè delle macchinette:
- Piacerà moltissimo alle professoresse democratiche."

Leopardi didascalico. Il giovane favoloso di Mario Martone

"ci sono una barca di stereotipi su noi abitanti dello stivale. Io credo di essere una delusione per molte delle persone che mi conoscono: non gesticolo animatamente, non suono un mandolino, non grido dai balconi, non ho un paio di folti e spessi baffi neri, non mi chiamo Mario e sono quasi sicura che nessuno dei miei parenti faccia parte della mafia"

http://giupyincolorado.blogspot.se/2014/10/luomo-del-nuovo-mondo.html

"uno dei benefici che più apprezzo per chi si cimenta in due lingue è lo sviluppare una attitudine a risolvere i problemi con più facilità: in qualche modo si è più abituati all’idea che ci potrebbero essere più soluzioni"

http://amichedifuso.com/2014/10/06/il-bilingue-in-vacanza/

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Ogni tanto amici o parenti mi chiedono se ci siamo ben integrati. Ma cosa significa davvero essersi integrati?
So dove andare a fare la spesa, so chi contattare quando ho un problema in casa, so dove andare a mangiare. E’ questo “essere integrati”? O, come penso io, c’è molto di più?

Ho delle amiche. Ma mi sono dovuta adattare ad un diverso concetto di amicizia che non è, e forse non sarà mai, come quello a cui ero abituata. A cui eravamo abituati. Devo adattarmi all’idea che nessuna mia amica mi chiamerà mai per dirmi “Sto passando davanti a casa tua, posso venire a prendere un caffè?”. E quindi nemmeno io potrò mai farlo.

[…] Principalmente sono io che invito.

Diverso invece è per i miei figli.

Dopo i primi tragici mesi, la situazione è andata via via migliorando. Perché tragici? Perché innanzitutto per 6 mesi abbiamo vissuto in un hotel quindi non potevamo invitare nessuno. E per noi è stata una sofferenza. E poi c’era l’ostacolo della lingua. All’inizio per loro è stato difficile riuscire a socializzare non parlando la lingua.

Per mio figlio, inoltre, la mancanza dell’intervallo è stato motivo di grande frustrazione. […] Ricordo quando un giorno gli chiesi come andava dato che non mi raccontava mai niente e lui, con tono innervosito, mi rispose “Mamma, cosa pretendi? Facciamo lezione tutto il giorno, senza un intervallo, mangiamo di corsa e poi di nuovo a lezione e alla fine della giornata tutti che corrono a prendere il bus. Cosa dovrei raccontarti?“. L’ho abbracciato e ho capito il suo disagio.
Così pure mia figlia che odiava quel “sentirsi diversa” perché due volte al giorno la sua tutor veniva a prenderla per portarla in un’altra aula […]. Cercavo di farle capire che non era diversa, ma migliore perché lei stava imparando un’altra lingua mentre gli altri ne conoscevano una soltanto. ]…]

Ma con profondo piacere ho notato che sono stati proprio i loro compagni a fare i primi passi, a porgere una mano in soccorso: sono stati invitati ai primi compleanni, ai primi “sleepover“. E pian pianino si sono costruiti la loro cerchia di amici. Alcuni sono passati e andati via, come spesso accade, altri sono rimasti o andati e tornati. Ma sicuramente posso dire che i miei figli si sono perfettamente integrati.

E anche i loro amici si sono perfettamente integrati!!! Eh sì, in casa mia si sentono tutti perfettamente a loro agio […]

Dopo tre anni mi sento di affermare che sono gli adulti ad avere le maggiori difficoltà. I ragazzi si adattano più facilmente. E quando sento qualcuno che dice “Ah, vorrei anche io andare all’estero ma ho i figli e non so come la vivrebbero”, io rispondo sempre allo stesso modo: “Chiediti se TU saresti in grado di farcela perché i tuoi figli ce la faranno di sicuro!”

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http://amichedifuso.com/2014/10/15/ma-cosa-significa-veramente-integrazione/

haidaspicciare:

Monica Vitti, "L’Eclisse" (Michelangelo Antonioni, 1962).

haidaspicciare:

Monica Vitti, "L’Eclisse" (Michelangelo Antonioni, 1962).

(via diariodeigiornidisperati)

batchiara:

insomma è quando la gente non si fa i cazzi suoi

batchiara:

insomma è quando la gente non si fa i cazzi suoi

(Source: collezionistadiblabla)

"Una volta un ragazzo per portarmi a letto mi narrò delle fantastiche ottobrate romane e di quanto fosse bella e calda Roma, ad ottobre. Cosi presi coraggio, il treno, il minidress e mi recai a fare sta trasferta. MI STO ANCORA ASCIUGANDO"

— Dai commenti qui

50bestphotos:

One tree, but hundreds of shades by SSN http://ift.tt/1yN0qxt

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Illuminazione della Domenica sera

In sostanza: ci si mette tutta l’infanzia a capire come funziona il mondo, tutta l’adolescenza a contraddirlo e almeno una decina di anni buoni successivi a cercare di riparare i danni causati dall’adolescenza

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1. Don’t be caught dead wearing sweatpants to the supermarket.

2. Never wear shorts even on the hottest day of summer, but you can wear a skirt so mini it is almost invisible.

3. Never wear sneakers, unless you are running or working out.

4. If you wear sandals, make sure you have perfectly pedicured feet with colored toenails, bordeaux to nearly brown is considered a chic color for toenails.

5.You can wear heels even ten inches high, even if you have to walk on cobblestones and the heels continue to get stuck between the cobblestones and your feet are killing you.

My colleague, APTN Cameraman Paolo Lucariello, still waxes eloquent about “chasing the moon” with “Jennifer”, the only American he has ever fallen for, because she knew how to trip-trap, teeter-totter over Rome’s cobblestones wobbling on perilously high, sky-scraper heels while clinging to his arm to keep from toppling.

6. Feel free to show off your cleavage if you have any, it is always much appreciated by Italian men. (see Boobilicious).

7. If you wear jeans, make sure they are butt-snugly tight, baggy is not Italian-style.

8. Skirts below your knees are considered too long. Feel free to wear one if you are a nun in Rome, otherwise avoid them. Do wear a longer skirt if you are a journalist covering the Vatican (…)

9. Tailleurs, or ladies suits, are considered appropriate on Sundays, especially for going to Mass and lunch with the family afterwards. A tailleur can be a bit of a problem if you want to take your kids for a bike ride at the park after lunch. However, no Italian Mamma would take her children for a bike ride at the park after Sunday lunch because that is the time for the “pisolino” – post-lunch nap. Tailleurs are also considered appropriate for birthday parties with young children. (…)

10. If you own a fur coat, wear it as soon as it is a little bit cold.

11. Sunglasses can be worn 24 hours a day, seven days a week, even during the winter. For women the bigger, the better – aim for an Audrey Hepburn, Jackie O look.

12. Boots can be worn all year around, even in the summer, but if you are wearing boots with bare legs, make sure your legs are perfectly hairless (…)

13. Grey hair is not visible on any Italian female head. But there is plenty of admiration for Christine Lagarde, she’s allowed because she is French […]

14. Comfortable is not something to factor in, chic is

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http://www.mozzarellamamma.com/2012/sweatpants-at-the-supermarket/

"In altre parti del mondo, la sostanza ha sempre la precedenza e il suo aspetto esteriore viene considerato utile ma secondario. Qui da noi, invece, la rappresentazione è importante quanto la realtà, anzi molte volte più importante"

— Barzini citato da: http://www.mozzarellamamma.com/it/2012/caff%C3%A8-espresso-corruzione-omicidio-e-bella-figura/

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In conclusione, penso che gli studenti qui siano sfacciatamente fortunati (ok, forse non tutti. Quelli che si riempiono di debiti e si ammazzano di lavoro per pagare le rette universitarie no, ma la maggioranza che hanno tutto pagato da mamma e papa’, si). Non sono piu’ fortunati di me perche’ hanno una piscina a forma di bufalo, dei dormitori che sembrano degli alberghi, una mensa che fa la pizza meglio che la mia mamma, dei TA (cioe’ io) che li seguono in ogni minimo problema, dei club ricreativi che gli organizzano la vita sociale. Io non avevo una palestra ma mi sono fatta i muscoli delle gambe sui ponti di Venezia, dividevo una quadrupla in una casa con gli scorpioni ma era una casa bellissima e piena di gioia (ribattezzata Casa dell’Amore), i dottorandi e professori mi ignoravano ma io li veneravo lo stesso. Nonostante tutto cio’, non cambierei la mia esperienza con quella di nessuno studente del college americano. Un po’ perche’ io bevevo alcol legalmente sotto i 21 anni, e un po’ perche’ la gente che ho incontrato era gente speciale, quello che facevo mi entusiasmava e stavo nel posto piu’ bello del mondo. Non e’ da tutti studiare in una cartolina.

Gli studenti statunitensi sono piu’ fortunati di me perche’ hanno qualcuno che crede in loro. Io ero ad un passo dal rassegnarmi a fare la segretaria sottopagata poliglotta con due 110 e lode in tasca perche’ nessuno mi aveva mai fatto credere che potessi aspirare a fare piu’ di cosi’. E quando ho voluto provare con il dottorato, la professoressa che ci ha fatto il famoso discorso iniziale si e’ rifiutata di farmi la lettera di referenze. Io passo la vita a sentirmi constantemente inadeguata, a sentire di dovermi giustificare, di non essere all’altezza delle persone che mi circondano. Quando mi dicono che ho fatto qualcosa bene ho sempre il retropensiero che stiano mentendo. Invece vedo colleghi e amici americani che sono a loro agio nel pavoneggiarsi per le cose che sanno fare, nel ripetere quanto sono bravi, intelligenti. Come si dice qui, si sanno vendere bene. Un’amica mi diceva di essere volontaria in un programma Rotary che insegna agli adolescenti a diventare leader del futuro. E chi mai mi ha fatto pensare che sarei diventata una leader di qualcosa? Da adolescente avevo la percezione di essere una nullita’, avevo la massima aspirazione di diventare assistente di volo e sapevo che di Steve Jobs noi non ne avremo mai, quelli nascono solo in USA. Se un adolescente va in giro a dire che sara’ un leader, 9 su 10 il primo bullo che passa gli infila la testa nel gabinetto

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http://giupyincolorado.blogspot.se/2014/09/nostalgia-imperante.html

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il premio Nobel non è, non ha mai preteso di essere, il premio alla Carriera del Migliore Scrittore. Quella che Alfred Nobel ha lasciato è una specie di borsa, che doveva consentire “all’autore dell’opera letteraria più considerevole d’ispirazione idealista” (en del som inom litteraturen har produceradt det utmärktaste i idealisk rigtning) di continuare a scrivere senza preoccuparsi troppo delle scarse vendite. È chiaro che una borsa si conferisce a chi ne ha bisogno, non agli scrittori di successo e da hit parade: anche se sono bravi. Ed è inutile conferirla alla memoria: le grandi opere incompiute mica possono continuarle gli eredi. Il fatto che Alfred Nobel concepisse la scienza al servizio del progresso dell’umanità ha spinto i giurati di Stoccolma a dare spesso (non sempre) un’interpretazione politica del premio, che è stato più spesso assegnato a scrittori di ispirazione progressista, con un senso altamente civile della loro attività letteraria: anche se non erano quasi mai i migliori poeti o prosatori in circolazione. Ma erano quelli che difendevano una concezione sociale e militante della letteratura che l’Accademia svedese aveva deciso di sostenere.

Così, dopo la guerra, era forse più facile premiare un ex ermetico come Salvatore Quasimodo, che si era riciclato come dettatore di lapidi e si era messo a scrivere poesie civili dignitose, leggibilissime e traducibilissime, piuttosto che Montale con tutto il suo metafisico male di vivere (anche se dopo un po’ l’ha vinto anche lui: bastava impuntarsi). Per questo motivo Dario Fo aveva molte più ragioni per piacere ai giurati che non Mario Luzi; per lo stesso motivo, è facile immaginare tra i prossimi candidati italiani al Nobel Roberto Saviano. In generale, chi ha un libro tradotto in svedese (Fo ne aveva parecchi) parte avvantaggiato. E se la cosa non vi va, il problema è vostro, e tipicamente italiano: nessuno ha mai parlato di superiorità di Fo rispetto a Luzi; siamo solo noi ad avere questa mania del Grande Premio Universale. Per esempio, noi siamo quelli che hanno inventato il Festival di Sanremo, con una canzone che vince e tutte le altre che perdono. Eppure i gusti musicali sono tantissimi: che senso ha discuterne? Che senso ha mettere tutto nello stesso calderone ed estrarre un vincitore? Nessun senso. Ecco, noi italiani abbiamo l’idea che il Nobel della letteratura sia una specie di Sanremo letteraria: dovrebbe vincere il Migliore Scrittore, e se non vince lui, è colpa dei giurati. Ma il Nobel, semplicemente, non è questo. Bisognerebbe farsene una ragione.

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http://leonardo.blogspot.it/2008/10/perch-stoccolma-stoccolma.html

"Ricordo le festicciole a casa di Ornella una vecchia amica di scuola, quando avevamo sedici o dieciassette anni: i dischi di Peppino di Capri, le risa acute di ragazzine immature e innocenti, a carnevale tante zeppole e chiacchere…Ce ne furono molte di quelle feste. Ma noi crescevamo e tutto cambiava.
Ci si mettevano di mezzo le ragazze, e delle zeppole non ce ne fregava più niente.
Peccato: fanno male di meno, quelle."

http://franco-francofaziocom.blogspot.se/2014/10/profumo-di-pane-italiano.html

"il clima influisca sul tipo di socialità: feste in casa, giochi da tavolo, cene lunghissime, serate film, etc. Qui non siamo a Barcellona o a Roma, la vita di piazza in Svezia non esiste. D’estate c’è il pub al massimo, ma non c’è la piazzetta. E d’inverno ci sono solo le case delle persone, quindi o hai amici da invitare, o vivi con qualcuno che ti migliora la vita e ti dà serenità, oppure è probabile che tu finisca a cercare su Google come si fa un nodo scorsoio"

http://nonsolopolpette.wordpress.com/2014/09/25/kottbullar-prima-o-poi-dovevo-carcasse-di-cavalli-e-vikifestival/